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Accelerare la costruzione della Federazione e l’offensiva a sinistra

di EDOARDO BELMONTE dal sito della Federazione della sinistra

Accelerare. Questa la parola d’ordine risuonata nel corso della riunione fiume del Consiglio nazionale della Federazione della sinistra, riunito venerdì 2 aprile nella sala Libertini della direzione nazionale del Prc a Roma per esaminare i risultati elettorali e trarne le prime indicazioni politiche e conseguenze pratiche.

Accelerare non una, non due, nemmeno tre, ma quattro volte: accelerare la costruzione effettiva della Federazione, accelerare l’offensiva unitaria verso la sinistra, accelerare la mobilitazione comune di tutte le opposizioni contro il governo Berlusconi, accelerare i referendum su acqua, nucleare, precarietà. E non per sfuggire l’obbligo di approfondire con acume critico, e autocritico, il risultato elettorale e l’annosa crisi delle sinistre in cui si colloca, bensì per cercare di coniugare l’elaborazione con l’iniziativa politica e viceversa.

Analisi del voto
Il verdetto negativo delle urne è inconfutabile. Da qualunque punto lo si osservi: l’affermazione, apparentemente incontrovertibile, della maggioranza berlusconiana e l’ulteriore, inquietante avanzata della Lega; l’emorragia costante di consensi di una sinistra che non riguadagna efficacia e fiducia alla propria azione politica; l’evolvere quasi simmetrico dell’astensionismo per un verso e del populismo per un altro; la disaffezione nei confronti di una politica percepita come sempre più assorta in interessi particolari e distolta dai problemi reali. Tutte quante condizioni che son quasi incallite. E su cui la discussione interna può innestare un catalogo di osservazioni e puntualizzazioni tra loro differenti e persino distanti.
C’è chi legge nel Movimento 5 stelle di Beppe Grillo un tratto marcatamente antipolitico e populista, inclinato verso il giustizialismo di destra, e chi vi ravvisa piuttosto una sorta di “astensionismo attivo” che invia segnali anche alla sinistra. C’è chi nell’impinguarsi dell’astensione pesa la disaffezione verso una politica incapace di intervenire sui problemi reali e strozzata da un bipolarismo sempre più omologato oltreché ricattatorio per mezzo del voto utile. C’è chi osserva come nel caso italiano il populismo si ammanti di sinistra in modo mistificatorio, evocando bisogno di giustizia ma trascurando del tutto quella sociale. C’è chi considera il reinsediamento sociale e territoriale come sola condizione per recuperare consenso e chi mette in guardia circa il rischio di ripiegamento dottrinario senza adottare un vocabolario completamente nuovo. (E ancora altre osservazioni e analisi i cui argomenti vorremmo poter rendere fruibili meglio e nella loro interezza attraverso il dibattito e gli interventi su questo sito. E in questo senso ci rivolgiamo ai dirigenti).

La risorsa partecipativa
La pelle, quantomeno, la Federazione “l’ha portata a casa”. Pur con scelte controverse e risultati incostanti, è riuscita a preservare una presenza politica. E ciò nel difficile contesto di una sinistra spaccata come una mela e malgrado da diverse direzioni si sia agito per cancellarla. A cominciare dall’oscuramento da parte di tv e tg del duopolio monocolore; come pure il silenzio di vasti settori dell’editoria liberale e progressista che mal sopportano, e concorrono a escludere, chi non si schiera in una metà campo.
Al di là di ogni dato numerico, a maggior ragione il lascito più significativo della campagna elettorale è il patrimonio di impegno, lavoro politico, sostegno umano e anche affettivo. Benché, a seconda delle differenti situazioni, si siano alternate esperienze di partecipazione, contagio, allargamento con espressioni di diffidenza e ritrosia rispetto al progetto di costruzione della Federazione. Quel piccolo ma prezioso patrimonio fatto di dedizione militante non meno che di pensosità trepidante, costituisce il primo pilastro della Fed., la base viva e attiva da coinvolgere in un progetto e un percorso politico.

La Federazione, dalla proposta alla costruzione
Per quanto il risultato delle regionali sia negativo, pur nella molteplicità di valutazioni e accenti il progetto di Federazione si propone come cardine della ricostruzione di una presenza, una cultura, una pratica politica: punto fermo da cui non si arretra né si devia. Si tratta perciò di passare dalla dimensione provvisoria della proposta alla sua realizzazione concreta e stabile.
Di qui l’esigenza largamente condivisa di accelerare. Accelerare tempi e modi di definizione del profilo politico e di costruzione di quello organizzativo; accelerare percorsi e forme di condivisione di risorse, strumenti, capacità, competenze; accelerare la definizione e l’attribuzione di responsabilità e incarichi; accelerare l’impostazione di modalità pratico organizzative; accelerare la messa in opera di organismi e realtà territoriali.
Realizzare, insomma, un salto di qualità dell’azione politica. Ma anche un salto dal punto di vista della quantità. Altrimenti detto: uno scatto in avanti sia nel merito che nel metodo; ovvero la definizione di un profilo programmatico e di pratiche efficaci, democratiche, condivise, interattive. Ciò che occorre anche per instradare il congresso istitutivo (dire fondativo rischia di ingenerare malintesi, sia intenzionali che non) che a settembre dovrebbe prendere il via dalla periferia per concludersi a dicembre.
L’obiettivo fissato, solo verbalmente, dal Consiglio nazionale è quello di rendere operativi tutti gli organismi territoriali della Federazione entro il mese di aprile: un mese di discussione e di costruzione da realizzare parallelamente. Si propone perciò di convocare una rete diffusa di attivi provinciali e regionali che, parallelamente all’esame dei risultati elettorali e dei loro effetti sui singoli territori, diventino il momento e lo strumento per promuovere e realizzare l’allargamento oltre ai quattro soggetti fondatori: Prc, Pdci, Socialismo 2000, Associazione lavoro-solidarietà. A tal fine l’attenzione è volta a recepire sollecitazioni e istanze di realtà (associative, di movimento, di impegno tematico o specifico, ecc.) e personalità variamente interessate e disponibili a partecipare al processo federativo. Gli attivi locali dovrebbero inoltre servire a impostare modalità organizzative specifiche, esprimere dei portavoce, definire regole e pratiche condivise. Tanto a livello centrale che periferico si pongono infatti questioni di razionalizzazione delle strutture e le sovrastrutture: spazi, sedi, risorse, attrezzature e loro utilizzo; dai siti internet, ai locali di sedi e sezioni, agli strumenti di comunicazione.
Detto questo, se nella discussione del Consiglio nazionale viene espresse una sostanziale concordia di intenti riguardo all’accelerazione da imprimere alla costruzione e il consolidamento della Federazione, ciò non significa affatto che al dunque le direzioni di marcia e gli approdi vengano immaginati e perseguiti in modo univoco da tutte le forze, le componenti, le personalità coinvolte e impegnate. (E, anche in questo caso, non si può che rinnovare l’auspicio che il sito della Federazione possa essere inteso come luogo e strumento per diffondere, argomentare, allargare e raffinare il dibattito politico culturale).

Blocco di sinistra e opposizione di massa
Di accelerazione in accelerazione, sul terreno dell’iniziativa politica il secondo impegno è imprimere una spinta ulteriore e risoluta all’offensiva unitaria verso le forze – politiche, sociali, associative, di movimento – della sinistra; con l’obiettivo di ricomporre un blocco di sinistra che aggreghi in forme nuove e democratiche la diaspora e lo smarrimento all’esterno del fianco mancino del Pd.
In terzo luogo viene l’accelerazione sul terreno dell’opposizione al governo Berlusconi, delle difesa dei diritti sociali e della difesa della democrazia. A questo proposito di tratta di confermare e rilanciare la proposta di patto di azione avanzata all’indomani delle regionali a tutte le forze di opposizione, in sintonia col successo e lo spirito della manifestazione unitaria del 13 marzo scorso a piazza del popolo a Roma, con l’obiettivo di dare forza a un movimento di massa contro il governo Berlusconi e in difesa dei diritti sociali, civili e democratici che vengono compressi dalle politiche ultra liberiste della destra.
Dal primo di maggio la Federazione intende poi avviare un’impegnativa campagna referendaria su tre temi: difesa dell’acqua pubblica, opposizione al nucleare e lotta alla precarietà. E questo è il quarto campo di accelerazione.
Per quanto riguarda i referendum contro la privatizzazione dell’acqua, la Fed. ha aderito alla campagna lanciata dai comitati e intende dispiegare il proprio impegno per contribuire alla raccolta delle firme necessarie. Stessa impostazione adottata per la campagna contro il nucleare, rispetto a cui si intende agire in appoggio e collaborazione coi movimenti nazionali e locali.
Più complessa e ardua la situazione relativa ai 5 quesiti che riguardano la lotta alla precarietà e intervengono sulla sostanza della legge 30. Su questo terreno l’impegno preliminare è quello inteso a ampliare il più possibile l’arco di forze e realtà interessate alla battaglia contro la precarizzazione e alla raccolta di firme per i referendum; nella consapevolezza, tuttavia, che la gran parte del lavoro ricadrà direttamente proprio sulle spalle della Federazione.
I tre argomenti referendari sono ciascuno superfici di contatto con altrettanti segmenti di cultura politica e coscienza civile. Tre assi di iniziativa politica, tre direzioni di incontro per annodare e riannodare relazioni e collaborazioni. Tre capitoli di un compendio programmatico inteso a riempire di sostanza non solo la Federazione, ma insieme anche il rilancio dell’opposizione di centrosinistra e l’offensiva unitaria verso le forze e i movimenti insieme a cui realizzare un blocco di sinistra.

 
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